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La città di Iglesias è la vincitrice 2018 del premio Chiara Lubich per la Fraternità, un premio consegnato il 10 febbraio a Loreto. Pubblichiamo l’intervento di Arnaldo Scarpa, portavoce del comitato riconversione RWM per la pace ed il lavoro sostenibile, che ha ritirato il premio a nome della Città di Iglesias.

Come comitato riteniamo di volerci impegnare perché l’obiettivo che ci siamo posti, quello di arrivare alla riconversione di una fabbrica di bombe d’aereo che si trova sul territorio di Iglesias, veramente possa trasformarsi in un laboratorio di pace, di economia civile, di benessere reale per i cittadini del nostro territorio, ma per i cittadini del mondo.
Ecco, la fabbrica si chiama “RWM Italia spa”, da essa partono ogni anno alcune migliaia di bombe destinate in particolare ad un cliente del Medio Oriente che è l’Arabia Saudita che, insieme ad una coalizione, in questo momento combatte la guerra in Yemen contro i ribelli Houti e anche contro l’Iran; questa guerra in realtà avviene tra la coalizione saudita e l’Iran che vanno a farsi una guerra in un territorio che non è loro, portandovi una distruzione che possiamo immaginare forse, ma che non possiamo certamente comprendere se non l’abbiamo vissuta, vista.
Ecco, l’Onu ha incaricato più volte gruppi di esperti di valutare la situazione reale presente in quel territorio e i rapporti parlano di crimini contro l’umanità, parlano di bombe che cadono sugli ospedali, sulle scuole, sugli acquedotti, su gruppi che migrano da una parte all’altra del territorio. Sappiamo che lì la guerra ha causato quella che l’Onu stessa definisce la più grande catastrofe umanitaria dal 1946 ad oggi.
Sappiamo che è in corso un’epidemia di colera che non si era mai vista prima in nessuna parte del mondo. Ecco, di tutto questo siamo in qualche modo corresponsabili.
Noi cittadini iglesienti ci siamo sentiti tali, abbiamo sentito che non potevamo rimanere indifferenti, fare finta di niente rispetto a quel quel fumo che esce dai camini di quella fabbrica, che ci ricorda il fumo di Auschwitz, di Birkenau e degli altri posti dove si è consumato lo sterminio di tante persone uccise solo perché differenti, perché non compiacenti alla logica di dominio sul mondo. Ecco, vogliamo che questa cosa non avvenga più e che invece sia trasformata in un’economia di pace.
Per cui bisogna immaginare un nuovo sviluppo per questa terra, per il nostro territorio, così come per tanti altri. È un fatto emblematico questo di Iglesias e di Domusnovas, ma non è un fatto isolato. È una cosa che avviene con l’autorizzazione del Governo Italiano. Mi dispiace che la Presidenza del consiglio invitata a partecipare qui, abbia ritenuto più importante essere presente ad altri avvenimenti, in altri luoghi, perché il primo interlocutore nostro è proprio la Presidenza del Consiglio: le bombe sono autorizzate dal Ministero degli Esteri, di concerto con la Presidenza.
Quindi, in questo momento, chiediamo a tutte le autorità, ma in particolare alle autorità governative di intervenire per fermare questa cosa che porta l’Italia su un piano che non le spetta, perché la Costituzione ha voluto che non le si potesse attribuire. “L’Italia ripudia la guerra” proclama l’art.11 della Carta Costituzionale, invece l’Italia collabora con una guerra che non ha niente a che fare con gli interessi nazionali, che non è difesa del territorio italiano. Collabora ad una guerra in un modo che porta soltanto poco denaro in un territorio povero com’è il Sulcis mentre ne porta tanto altro alla proprietà dell’azienda che produce gli armamenti ma soprattutto, distrugge valori enormi sia economici che specialmente morali in quel paese così martoriato dalla guerra.
Il nostro tentativo, che speriamo possa raggiungere l’obiettivo, parte da oltre 20 associazioni del territorio in spirito di fraternità prima di tutto fra loro e poi con la popolazione dello Yemen e poi con l’amministrazione comunale che ascolta e dà spazio a questa istanza.
Ecco, la nostra azione passa anche attraverso tanti momenti come questo. Qui in questo momento ci viene riconosciuta una peculiarità, in altri momenti ci viene riconosciuto magari il coraggio di interagire in situazioni così difficili, in altri ancora ci si cerca (tra organizzazioni con analoghi obiettivi), per darsi reciproco sostegno.
Se questo obiettivo sarà raggiunto, non sarà soltanto merito nostro, sarà merito anche dell’Associazione Città per la Fraternità, sarà merito delle reti per la pace che in Italia e nel mondo lavorano perché obiettivi come questo possano essere raggiunti e cito Rete Pace, Rete Disarmo, cito le varie Ong che hanno collaborato con noi fin’ora.
Mi preme dire un’altra cosa. Vi ripeto, è un caso emblematico però anche dal punto di vista economico, il caso di cui ci stiamo occupando, ce ne occupiamo perché è vicino a noi, perché è vicino a noi, però è  un caso ristretto rispetto alla quantità di armamenti che vengono prodotti in questo momento in Italia.
Durante il solo governo Renzi (cito questo perché non abbiamo i dati del governo Gentiloni) l’export italiano di armamenti è sestuplicato. Fa impressione perché evidentemente va a cozzare contro quel principio che è l’articolo 11 e anche l’articolo 41 della Costituzione che tutela la libertà d’iniziativa, ma la riconduce in ambiti di pace. La libertà di iniziativa delle imprese non può essere rivolta a creare situazioni come quelle che invece vengono create nello Yemen.
E quindi io ringrazio l’associazione, esprimo, ripeto, tantissima gioia per questo premio e lo accolgo personalmente come rappresentante del Comitato riconversione RWM, come umile rappresentante della città di cui da solo sono presente e però ripeto, tra poco potremo sentire la voce del sindaco e lo prendo come sprone, come incoraggiamento, come sostegno per una battaglia che deve andare avanti grazie al contributo di tutti e in particolare di chi può fare di più.
Ecco, noi aspettiamo che le Istituzioni, l’istituzione regionale, e le istituzioni statali facciano dei passi avanti in questa direzione. Crediamo che gli elementi ci siano, c’è la legge 185 del ’90 che nel 1° articolo, comma 3 dice che lo Stato finanzia la riconversione dell’industria bellica. Ecco vorremmo che questa legge si applicasse magari con una legge regionale che può determinare le condizioni a livello locale e può costituire un fondo che si  possa applicare per arrivare ad una soluzione di questa questione che sarebbe emblematica e sarebbe l’espressione di un progetto più a lungo termine, molto più vasto, che, per esempio, possa prevedere che il gruppo Leonardo – ex Finmeccanica – inverta la tendenza che l’ha contraddistinto in questi anni in cui moltissime attività industriali ad alta tecnologia, che ci veniva riconosciuta da tutto il mondo, sono state convertite invece in attività di genere militare, bellico.
Quindi ci sono da fare molti passi indietro, speriamo si possano fare con l’aiuto di tutti.

Arnaldo Scarpa

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